| ROBERTO
BENIGNI da Cioni Mario a Dante
di Alessandro Bencistà
Un
esempio straordinario di crescita e
maturazione che ha attraversato quasi
tutta l’esperienza teatrale, dalla
piazza di paese al palcoscenico delle
grandi città, è quella
vissuta da Roberto Benigni.
Da oltre venti anni, da quando abbiamo
iniziato il nostro lavoro di documentazione
sull’improvvisazione in ottava
rima e sulla lingua vernacola fiorentina,
abbiamo preso confidenza con la personalità
artistica di questo ormai grande attore
toscano. Ricordiamo le sue prime sporadiche
apparizioni (Televacca) sul piccolo
schermo, le sue logorroiche disquisizioni
su qualsiasi tematica d’occasione
che gli veniva offerta. La televisione
commerciale era appena agli inizi e
di quel nuovo spazio il giovane comico
diventò subito padrone. Abbiamo
saputo solo in seguito del suo apprendistato
teatrale all’Alberichino di Roma;
di quei primi anni ottanta ricordiamo
invece le sue apparizioni nelle feste
dell’Unità, nelle sagre
paesane, nelle serate nei vari circoli,
soprattutto alle Case del Popolo dell’area
fiorentina e aretina. Ma quello che
riteniamo ancora il suo insuperato capolavoro,
Berlinguer ti voglio bene, era già
apparso nel 1977, ricavato con qualche
aggiustamento dal lavoro teatrale Cioni
Mario di Gaspare fu Giulia, che era
stato scritto a quattro mani con Giuseppe
Bertolucci. Subito dopo il fortunato
incontro con Renzo Arbore (ci sembra
dopo una serata poetica estemporanea
in piazza in quel di Anghiari) e il
successo de L’altra domenica.
Da allora il giovane bernescante e attor
comico di provincia ha preso il volo
riuscendo a diventare uno degli interpreti
più acclamati del teatro e del
cinema internazionale.
L’avevamo previsto: quando c’è
l’innata dote del genio, l’intelligenza,
la volontà di crescere culturalmente,
il successo non può mancare ed
anche il figlio di un povero contadino
della campagna toscana può arrivare
ai vertici dell’arte, nel nostro
caso comica e drammatica, ma chi lo
sa che altro ancora ci si può
aspettare, non capita a tutti di prendere
il volo.
Scrivevamo all’inizio degli anni
ottanta, introducendo la raccolta dei
contrasti in ottava rima di due poeti
estemporanei toscani, Ceccherini e Piccardi
[I poeti del Mercato]:
la poesia, che popolare o colta, seria
o giocosa è pur sempre cultura
…Le loro composizioni in rima,
insieme alle ninne-nanne e alle filastrocche,
agli stornelli e ai rispetti, potrebbero
esser poste al primo gradino di un'
ipotetica scala di valori estetici che
in vetta colloca l' Iliade e i Sepolcri,
il Canzoniere e la Divina Commedia.
Ceccherini e Piccardi si possono collocare
fra i più bravi poeti improvvisatori
del secondo Novecento, fra i maggiori
esponenti di quella cultura dell’oralità,
moderni giullari a cui non era stata
mai data la possibilità di varcare
i limiti delle aie e delle osterie.
Ma sono rimasti poeti contadini.
Pochi altri, fra poeti o artisti di
estradizione popolare hanno avuto la
possibilità di andare oltre,
ricordiamo Nel Settecento Pietro Trapassi,
che povero fanciullo improvvisava nelle
piazze e fu notato dal Gravina che lo
istruì dandogli la possibilità
di arrivare alla fama. Non ci vengono
in mente altri esempi fino a Benigni;
fu lui stesso a dichiararlo in occasione
del conferimento dei premi Oscar: la
mia scuola è stata la povertà.
E dalle piazze, dalle osterie, dalle
case del popolo è arrivato nelle
Università, nei grandi teatri;
dagli sproloqui del Cioni Mario,
alla recitazione, lettura e commento
di Dante davanti alle platee di mezzo
mondo. La sua ascesa artistica e culturale
è travolgente, pochi sono i nomi
che gli si possono accostare, a livello
internazionale Chaplin, ricordato nelle
evidenti citazioni presenti nei suoi
film. E soprattutto il grande Totò,
anche lui con una lunga carriera teatrale
incominciata nelle sale di periferia
ma pervenuto ai massimi livelli dell’arte
comica e drammatica, anche lui poeta,
che consegna all’attore toscano
alcuni esempi di altissima recitazione,
come il movimento del corpo nella celebre
scena della marionetta-Pinocchio ripresa
in uno degli ultimi lavori diretti e
interpretati da Benigni. A Totò
è mancata la direzione dei suoi
film, solo uno fra i grandi registi,
Pasolini, lo ha valorizzato ormai vecchio
in Uccellacci uccellini, ma gli altri
registi che lo hanno diretto in oltre
100 film, hanno avuto l’intelligenza
di lasciarlo recitare senza intervenire.
Anche Giuseppe Bertolucci racconta di
aver lasciato il giovane Benigni a briglia
sciolta, raccogliendo poi il diluvio
verbale che ne era uscito fuori. Forse
di fronte all’accostamento a questi
grandi maestri qualcuno potrebbe nutrire
delle perplessità, da parte nostra
ne siamo consapevoli ma vogliamo giustificarci
facendo presente che la carriera di
Benigni non è ancora conclusa.
Di una cosa sola ci lamentiamo: la lingua
vernacola, le sue geniali creazioni
lessicali che hanno sempre caratterizzato
le sceneggiature più o meno improvvisate
dell’attore, sta piano piano scomparendo
per lasciare spazio ad un linguaggio
più ampio ed articolato, colto
e raffinato, ed è giusto che
sia così; ma restano i documenti
scritti, quelli sonori e video che ancora
oggi sono una miniera ricchissima per
la documentazione della lingua parlata.
Nel nostro vocabolario del vernacolo
fiorentino abbiamo scelto proprio il
suo nome per chiudere un’evoluzione
della lingua del popolo, che nata con
la Commedia arriva ai giorni nostri:
da Dante a Benigni appunto, come recita
il sottotitolo.
Concludiamo con questo breve glossario
estratto dai suoi testi teatrali:
VOCABOLARIO DI BENIGNI
Moccolo... abitudine assai diffusa
a Firenze, tanto da spingere qualche
intellettuale a parlare di una "cultura
del moccolo": “Simili fantasie...ancora
vive e operanti nel linguaggio quotidiano,
tanto più in quello toscano,
proverbialmente caratterizzato da una
vera e propria cultura del ‘moccolo’”.
(S.Parigi, Benigni).
“Anda e rianda....oh, si scherza”
(Benigni R. Bertolucci G., Berlinguer
ti voglio bene).
"Bona, ci si rivede stasera".
(S.Ambrogi, Quando Benigni ruppe il
video).
"Maledetta la bocca e l'odorato
e la vista di quel bucaccio che ti fece
squadrista". (S.Parigi, Benigni).
"Ti chiavassero la moglie..".
(S.Parigi, Benigni).
"Ti scoppiassero i coglioni"
(S.Parigi, Benigni).
"Sta faccenda del comico che piglia
per il culo il potere". (S.Parigi,
Benigni).
“Andavo a i’ danzinghe,
porcama”. (R.Benigni-G.Bertolucci,
Cioni Mario di Gaspare fu Giulia).
“Ti dessano un rossetto un giorno”.
(R.Benigni-G.Bertolucci, Cioni Mario
di Gaspare fu Giulia).
“A famm’un ditalino”.
(R.Benigni-G.Bertolucci, Berlinguer
ti voglio bene)
“Trucco, farde, libera e bella”.
(R.Benigni, dal vivo).
“L’artista l’è
una bella fica, vediamo i’ resto”.
(R.Benigni-G.Bertolucci, Cioni Mario
di Gaspare fu Giulia).
Questi son firmi". (R.Benigni-G.Bertolucci,
Cioni Mario di Gaspare fu Giulia).
Ti presento mia moglie, bella gnacchera”.
(R.Benigni, dal vivo).
"Pe' vede' donne gnude".
(S.Parigi, Benigni).
"Porca madosca, ieri sera hai
fatto questa cosa, imbecille!".
(S.Parigi, Benigni).
"Buona sera brutte maiale. Si
sono arrabbiate". (S.Parigi, Benigni).
"Ti facessan bere i' marchese
e canta' l'Internazionale". (R.Benigni-G.Bertoluci,
Cioni Mario di Gaspare fu Giulia).
“Tiro du’ bombe molotoffe”.
(Benigni, dal vivo).
“E la domenica nisba”.
(R.Benigni-G.Bertolucci, Berlinguer
ti voglio bene).
“Il tu’ babbo la metteva
a pecora”. (R.Benigni.G.Bertolucci,
Berlinguer ti voglio bene).
"Quello che vedeva il re fare
la popò e la pipì".
(S.Parigi, Benigni).
"Chiunque pòle vederci
e sentirci". (S.Ambrogi, Quando
Benigni ruppe il video).
“Poppe eccessive...bocca che
sempre mordicchia”. (R.Benigni,
Onda libera).
Sentivo di sotto queste puppine tiepide”.
(R.Benigni-G.Bertolucci, Cioni Mario,
di Gaspare fu Giulia).
“Cinque o sei puntate al Maurizio
Costanzo sciovve”. (R.Benigni,
dal vivo).
”Che ci ho lo scolo?”.
(R.Benigni-G.Bertolucci, Berlinguer
ti voglio bene).
Quella razza che al cinema s'intasa
pe' vede' donne 'gnude e fassi seghe
a casa" (S.Parigi, Benigni).
"Coscia che fa gola...vita...sessappelle...poppe
eccessive". (S.Ambrogi, Quando
Benigni ruppe il video).
"Vuoi diventare trombaio o Presidente
del Consiglio?". (S.Parigi, Benigni)
C’è tutte anziane, si
tromba facile”. (R.Benigni-G.Bertolucci,
Berlinguer ti voglio bene.
“Ti venisse le vene varicose
all’uccello!”. (R.Benigni-G.Bertolucci,
Berlinguer ti voglio bene).
“E ‘ntanto quell’altro
zonfa!”. (R.Benigni-G.Bertolucci,
Cioni Mario di Gaspare fu Giulia).
“Ti venisse un cancro, ti venisse
un accidente”. (S.Parigi, Benigni).
“Un bestesellere davvero”.
(R.Benigni, Benigni).
"Maledetta la bocca e l'odorato
e la vista di quel bucaccio che ti fece
squadrista". (S.Parigi, Benigni).
"Ti chiavassero la moglie..".
(S.Parigi, Benigni).
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