| Il
primo approccio con il Teatro
Toscano avviene curiosamente attraverso
l’Università di Arezzo,
dove nel 1992 la professoressa
Laura Caretti chiama Angelo Savelli
a lavorare sull’ingiustamente
dimenticato teatro di Pietro Aretino,
insieme ad un foltissimo gruppo
di giovani studenti ed attori
aretini. Nasce così una
rutilante ed applauditissima “Cortigiana”
ambientata nella Roma degli anni
’50 che verrà seguita,
nel 1995, da una versione in stile
anni ’30 di un’altra
eccentrica opera dell’Aretino
“Il marescalco”.
Proprio l’incontro con l’Aretino
offre a Savelli l’occasione
di costituire la Compagnia dei
Giovani del Teatro di Rifredi
a cui si devono, nel 1996, due
ulteriori capitoli di questa riproposta
della tradizione toscana: la riscoperta
del divertentissimo “Don
Pilone” del senese Girolamo
Gigli, autore settecentesco in
bilico tra Moliere e Goldoni e
“L’amoroso contagio”
toccante riduzione teatrale del
Decamerone di Giovanni Boccaccio,
ambientata ai nostri giorni, negli
anni dell’ AIDS.
A questo punto, in parallelo con
un impegnativo progetto del Teatro
di Rifredi su “Teatro e
Letteratura”, l’interesse
di Savelli si appunta sulla letteratura
toscana e più esattamente
sulla letteratura per i ragazzi
dove campeggiano alcuni capolavori
assoluti del genere: nascono così
nel 1992 il “Pinocchio al
gambero rosso” da Collodi
realizzato con Roberta Socci,
nel 1993 “Il giornalino
di Gian Burrasca” di Vamba,
salutato da un grande successo
grazie anche all’impertinente
interpretazione di Fabio Canino
e Andrea Muzzi e nel 1994 “Le
novelle della nonna” della
Perodi con Massimo Grigò
e Amina Kovacevich, diventato
uno spettacolo cult con i suoi
dieci anni di repliche.
A questi spettacoli più
canonici si aggiungerà,
nel 2001, un’inattesa versione
per bambini di alcune novelle
del Decamerone, “I viaggi
di Calandrino ad oriente del Decamerone”,
che offre ai bambini un’apprezzatissima
occasione fiabesca per affrontare
lo scottante ed attualissimo tema
dell’inter-cultura e della
tolleranza religiosa.
Il successo dell’esperienza
di un teatro toscano per i ragazzi
apre subito la strada ad una rilettura
più ambiziosa di queste
opere.
Tra il 1993 e il 1995 nascono
così “Pinocchio cha
cha cha” con Maria Cassi,
Andrea Muzzi e Gianni Cannavacciuolo
e soprattutto “Gian Burrasca,
un monello in casa Stoppani”
che la compagnia realizza in una
fortunatissima collaborazione
con il più importante gruppo
di lingua toscana tuttora operante:
l’Arca Azzurra di Ugo Chiti.
I tempi sono dunque maturi per
affrontare direttamente i grandi
classici del teatro vernacolare
toscano. L’attenzione si
appunta su “Gallina vecchia”
di Augusto Novelli che viene realizzato
nel 1997 in una “storica”
edizione al tempo stesso rispettosa
ed innovativa, grazie allo straordinario
apporto interpretativo di un’inedita
Marisa Fabbri – grande attrice
ronconiana che si riscopre ancora
legatissima alle sue radici ed
alla sua lingua toscana –
in scena in un’insolita
ma felicissima accoppiata con
un attore ruspante ed anti-accademico
come Carlo Monni.
Un gustoso corollario all’esperienza
di “Gallina vecchia”
è lo spettacolo “S’io
fossi foco” una carrellata
sui poeti e scrittori “maledetti
toscani”, dal trecento al
settecento, con Carlo Monni e
Massimo Grigò realizzato
nel 2000.
Nella stessa linea si situa la
collaborazione con un altro attore
particolarmente dotato nella riproposta
del dialetto toscano, Marco Zannoni,
con cui viene prodotto nel 2005
“Grogrè”, un
divertentissimo assolo ispirato
alle “Sorelle Materassi”
di Aldo Palazzeschi.
La coproduzione dello spettacolo
"Buffi si nasce" del
2006 vede di nuovo insieme, a
distanza di 13 anni, due delle
più importanti strutture
del teatro toscano, Pupi e Fresedde
e l’Arca Azzurra, impegnate
da molti anni, con approcci forse
diversi ma con identica tenacia
e competenza, in un lavoro di
profonda rivalutazione di quel
inesauribile patrimonio culturale
rappresentato dal teatro e dalla
letteratura di lingua toscana.
Questa nuova collaborazione, che
vede questa volta come protagonista
il rinomato drammaturgo e regista
Ugo Chiti, l’anima artistica
dell’Arca Azzurra, è
stata possibile grazie alla recente
fusione della storica compagnia
di Lucia Poli "Le parole
di scena" confluita nel Teatro
Stabile d’innovazione Pupi
e Fresedde/Teatro di Rifredi con
un’oculata operazione che
ha recuperato alla città
di Firenze un’artista toscana
di grande valore. Concepito sulle
corde brillanti ed ironiche di
questa poliedrica attrice, offre
a Ugo Chiti l’occasione
di un viaggio ricapitolativo sulla
nostra tradizione toscana, dal
“Decamerone” del Boccaccio,
alla “Clizia” del
Machiavelli, dalle “Sorelle
Materassi” di Palazzeschi
a “Gallina vecchia”
di Novelli, fino all’inquietante
“Silvana” dello stesso
Chiti.
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